Federico Moccia. Scusa ma ti chiamo amore. (R.D.)
Febbraio 1, 2008
Il movimento Riscritti Duchamp è lieto di presentare:
“Scusa ma ti chiamo amore” di Federico Moccia.
Originale
Scusa ma ti chiamo amore
Riscritto Duchamp
Scusa se ti chiamo amore
Originale
Niki e le sue amiche sono all’ultimo anno di scuola. Malgrado abbiano la maturità ne combinano ogni giorno di tutti i colori. Sfilate, feste, rave e tutti i possibili eventi anche fuori Roma. Alex è un “ragazzo” di quasi trentasette anni. Si è lasciato da poco e senza un vero perché con la sua fidanzata storica. Intorno a lui ruota un mondo complicato e divertente: i suoi genitori, le sue sorelle sposate e con figli e poi i suoi tre amici Enrico, Flavio e Pietro, anche loro tutti già sposati ma ognuno con le proprie particolarità. Enrico è geloso, Flavio metodico, Pietro invece è in fissa con tutte le donne del mondo. Alex è un pubblicitario e ha delle grandi responsabilità all’interno della sua azienda. Ma è appena arrivato un giovane rampante che mette a repentaglio il suo lavoro. E tutto questo non sarebbe niente se quella mattina Alex non incontrasse Niki. O meglio, se i due non si scontrassero.
Riscritto Duchamp
Niki e le sue amiche frequentano l’ultimo anno delle scuole superiori, e, malgrado abbiano da sostenere gli esami di maturità
a fine giugno, ne combinano di tutti i colori: partecipano a sfilate, a feste, e non si perdono neppure un rave party; anche a costo di farsi due ore di macchina, tra andata e ritorno, per raggiungere luoghi fuori Roma. Alex è un trentasettenne che non ha perso la limpida allegria e l’ironia di quando era ragazzo. Il suo spirito sembra che sia riuscito a fermare il tempo. Si è lasciato con la sua fidanzata storica da qualche mese e ancora non riesce a spiegarsi le vere cause dell’accaduto, o, forse, molto più semplicemente, evita di approfondirne le ragioni. Il suo mondo di amicizie, parentele e relazioni, divertente ma anche complicato, è composto dai suoi genitori, le sue sorelle che sono tutte sposate con figli, e i suoi amici Enrico, Flavio e Pietro, anche loro regolarmente sposati, secondo i canoni più consolidati. Flavio è una persona riflessiva e metodica. Enrico è geloso di tutto, non solo della sua donna, sentimento che sarebbe comprensibile, ma anche di ciò che possiede e, sopratutto, della macchina. Guai a chi gli tocca la sua Audi A4. Pietro invece pensa solo alle donne: gli piacciono tutte, le vorrebbe tutte. E’ in fissa. Alex lavora in una grande agenzia pubblicitaria, nella quale è stimato e ha un ruolo di responsabilità, anche se ultimamente un giovane arrivista e rampante neoassunto cerca di metterlo in cattiva luce. Inoltre quella mattina un incontro, anzi un vero e proprio scontro, quello con Niki, non farà altro che complicare ancora di più la sua vita.
Originale
Niki è una bella ragazza; è divertente, è intelligente, è spiritosa, è allegra. C’è solo un piccolo dettaglio. Ha diciassette anni. Vent’anni meno di Alex. E dopo l’incontro di quella mattina, nulla sarà più come prima. Il mondo adulto si scontra con quello degli adolescenti. Ed ecco mamme e figlie in una discussione continua, papà che sono ancora ragazzini e ragazzi giovanissimi che sono già troppo adulti. E ancora ragazze sognatrici, ragazze deluse, ragazze romantiche e ragazze troppo folli. E adulti che invece hanno messo da parte tutti i loro sogni e vivono, o meglio sopravvivono, senza avere il coraggio di fermarsi a riflettere. Questo romanzo è la voglia di ritrovare la propria libertà, la voglia di avere sentimenti veri, di amare senza convenzioni e senza troppi perché. È la quotidianità ma è anche il sogno. È la voglia di dire basta a quel domani che ogni giorno ci raccontiamo, nel quale siamo sempre sicuri che faremo qualcosa di speciale. Ma intanto i giorni passano e quel domani non arriva. Di lui non c’è traccia. E allora ecco la nostra fuga, la più bella, la più folle, la più pazza. Una fuga d’amore. E poi quel faro… Insomma, un tuffo dove l’acqua è più blu. Niente di più.
Riscritto Duchamp
Niki è una ragazza molto bella: alta, slanciata, mora, con un seno florido che contribuisce a ingannare la sua età. In più è allegra, sempre sorridente, spiritosa, intelligente. L’unico difetto, se difetto si può chiamare, è che ha diciassette anni. Non uno, ma vent’anni meno di Alex. Dopo l’incontro-scontro di quella mattina niente sarà più come prima per entrambi. Tutto ciò che c’è di sopito in una società e nei loro animi si risveglierà improvvisamente. Dalla brace ricoperta di cenere sorgeranno nuove passioni, ma anche problemi, giudizi, ipocrisie. Tutto quello che fa parte del mondo degli adulti si scontrerà con il mondo degli adolescenti e la realtà farà a cazzotti con l’ipocrisia, che vorrebbe una divisione netta tra l ‘animo di un adulto e quello di un adolescente. Invece la realtà è fatta di papà che sono ancora dei ragazzi, e di giovanissimi con la maturità di adulti; la realtà è fatta di ragazze sognatrici, romantiche, deluse e anche po’ folli, ma anche di adulti che hanno smesso di sognare per sopravvivere, e sono solo aridi censori, dall’alto della propria presunta moralità. La realtà è un insieme di tante cose, conosce le sfumature e raramente le divisioni nette.
Questo romanzo vuole raccontare la voglia di accettarsi per ciò che siamo: accogliere la libertà delle emozioni, dei sentimenti, dell’amore; capire che il sogno non ha vincoli e non conosce ipocrisie; capire la natura incondizionata dell’amore a tutte le età. Questo romanzo è la voglia di dire basta alle gabbie razionali e moraleggianti che ci impongono di limitare la nostra natura. E’ un inno alla speranza che vive di quotidiano e di sogno, come ogni uomo. Agire per riprendere se stessi e la propria vita in mano, senza spettare un domani che non verrà. Eccola la pazza, eccitante, bella, travolgente e folle fuga d’amore. Un tuffo dove l’acqua è veramente blu.
Possibile che in Italia non esistano nemmeno i ghost-writer?
Perchè non possono toccarvi il blog
Gennaio 11, 2008
Hanno cercato di disciplinarli con la legge sull’editoria, ora cercano di regolamentare l’utilizzo delle immagini nella rete
inserendo l’espressione di immagine degradata. Ma le contraddizioni del diritto italiano hanno radici lunghissime e ci guidano all’origine della legge sul diritto di autore che è del 1941; anno in cui non si poteva tenere conto della Costituzione Italiana, che è successiva. Per la precisione è del 1947. Credo che qui ci sia l’origine di tutte le contraddizioni. Dalla madre di tutte le antinomie nascono confusioni, interpretazioni semplicistiche e spesso improvvisate. Ci si arrabatta spostando una virgola aggiungendo o togliendo un sostantivo o un verbo, quando l’intero comparto legislativo sul diritto d’autore avrebbe bisogno di una “riscrittura” organica che tenga presente di come è cambiata la società nell’era di internet.
Allo stato attuale le contraddizioni mi sembrano evidenti. Cercherò di esprimere in modo schematico il pensiero.
Legge 22 aprile 1941 n. 633
Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio.
Art. 1
Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.
Alla luce di questo articolo mi sembra evidente che ogni blog che non riporti in modo “fotostatico” idee e informazioni di altri sia da considerare opera dell’ingegno a carattere creativo. Basta esprimere un’opinione, cambiare una realzione, suggerire un’interpretazione.
Altrimenti ci dovrebbe essere qualcuno che sulla base di non ben precisati criteri possa stabilire cosa è arte e cosa non lo è. E sulla base di cosa? Del suo gusto personale, della sua idea di arte, sulla base di ipotetiche linee guida dettate da una ipotetica commissione? Insomma, non mi sembra opportuno creare un Grande Fratello Orwelliano che distribuisca le licenze di artista.
Poi c’è l’art. 4 della stessa legge il quale equipara le opere derivate alle opere originarie tutelando i diritti di entrambi gli autori in egual maniera.
Art. 4
Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di
carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale.
Qui a mio parere vengono fuori tutte le contraddizioni, perché se tutelare i diritti di un autore impedisce il processo creativo delle opere, che possono essere considerate derivate o innovative rispetto alla prima, questo atteggiamento nega il diritto del secondo autore di produrre opere. Impedisce o ostacola l’esercizio libero della produzione artistica sancito dalla costituzione.
Costituzione Art. 33.
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
Ma non finisce qui, perchè è fuori da ogni dubbio che ogni opera creativa sia frutto del lavoro e, a qualunque campo appartenga, contribuisca al progresso materiale e spirituale della società. Non è quindi solo un diritto, ma è anche un nostro dovere contribuire per quanto possiamo al progresso della società. Anche con l’attività e il lavoro creativo dei blog.
L’articolo 4 della costituzione è chiarissimo:
Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Se quindi ogni blog è da considerare opera creativa dell’ingegno in quanto tale è tutelato dalla Costituzione Italiana, come diritto-dovere di ogni cittadino (art.4 e art. 33).
Questa è la dicitura che inserirò nel blog e che vi invito a inserire:
Con questo non si vuole negare o eliminare il diritto d’autore, ma semplicemente suggerire una revisione d’insieme che prenda spunto dalla realtà sociale che è la fonte di ogni diritto, affinchè le leggi non siano sentite come imposizioni. Il diritto d’autore non può, nemmeno implicitamente, stabilire gerarchie tra chi è un autore di seria A e chi di serie B, ostacolando in qualunque modo e forma l’atto creativo, che è espressione di libertà dell’uomo.
Movimento letterario-artistico Riscritti Duchamp. (Progetto rilegiferati Duchamp).
Movimento Letterario-artistico Riscritti Duchamp
Gennaio 9, 2008
E’ nato in data odierna (09.01.200
il Movimento letterario-artistico Riscritti Duchamp.
Il Progetto Riscritti Duchamp è la sua naturale e prima espressione.
Giorgio Faletti e la sua ultima fatica letteraria: “Fuori da un evidente destino”.
Originale
L’unico suono della città era il fischio del treno.
Da sempre, sulla ferrovia che tagliava in due Flagstaff col suo colpo di scimitarra, passavano diverse volte al giorno i treni merci della Amtrak. Le locomotive sfioravano la stazione in mattoni rossi con il loro cauto passo di rotaia e nella fatica del viaggio sembravano animali in ansia solo per la strada da fare, senza nessuna cura per quello che si trascinavano dietro. Erano lunghe litanie di vagoni, che parevano arrivare dal niente e che nello stesso posto sembravano diretti, con il loro carico di container dai colori slavati e coperti di scritte bianche.
A volte tutti portavano il logo della China Shipping.
Riscritto Duchamp.
In quella città il solo suono udibile era il fischio del treno. La ferrovia tagliava in due Falstaff come un colpo di scimitarra i pagliericci sottili, e sulle rotaie passavano con cadenza regolare molti treni merci della Amatrak, ogni giorno, da sempre. Le locomotive entravano nella stazione sfiorando i mattoni rossi dei muri, con un incedere sulle rotaie talmente pesante e cauto che erano animali esausti e ansiosi solo per la strada ancora da percorrere. Quelle bestie di ferraglia non avevano cura di ciò che si trascinavano dietro. Interminabili litanie di vagoni apparivano dal nulla sferragliando cantilene, e nel nulla ritornavano con il carico dei container dai colori sbiaditi e tappezzati da scritte bianche.
Alcuni giorni avevano tutti il logo della China Shipping impresso sulle fiancate.
Originale.
“Ma che dici, Norman, hai visto in che stato è questo posto? Secondo me qui la tv via cavo non la conoscono nemmeno”.
Caleb rispose con voce che non alterava di molto il suo tono precedente.
“In effetti no, ma conosciamo un ottimo posto dove potete andare a prendervelo nel culo. E mentre succede vi riprendono anche con la tv via cavo”.
L’ uomo ebbe nello sguardo un lampo istintivo di reazione ma vide la mano di Caleb scendere quasi senza parere verso l’impugnatura del grosso Bowie che portava alla cintura. La moglie si avvicinò e, rimanendo al riparo del corpo del marito, gli appoggiò una mano sul braccio.
Riscritto Duchamp
“Norman, hai visto come è ridotto questo posto?. Da queste parti non sanno nemmeno cos’è la tv via cavo”.
L’espressione del volto di Caleb non tradì nessuna emozione, e il suo tono di voce si alterò solo in modo lieve.
“Hai ragione non lo sappiamo; ma conosciamo un posto dove ve lo mettono nel culo, e potete anche farvi riprendere dalla vostra tv via cavo del cazzo, se ci tenete”.
Gli occhi dell’uomo brillarono per attimo e svelarono l’istinto di reagire; ma si fermò appena si accorse della mano di Caleb che scendeva lentamente, in modo quasi impercettibile, verso l’impugnatura del grosso Bowie che portava ben saldo alla cintura.
Allora la moglie si avvicinò di scatto a Norman e, rimanendo al riparo dietro al copro del marito, gli appoggiò una mano sul braccio destro come per dirgli di lasciar perdere.
Cos’è il “Progetto riscritti Duchamp”? Come posso aderire al movimento?